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mercoledì 28 gennaio 2009

Passirano, critiche per la differenziata

Critiche per la differenziata. Il «Movimento per l’Italia» all’attacco sulla gestione della nuova raccolta dei rifiuti. Articolo del Giornale di Brescia, pubblicato il 27 gennaio 2009.




La raccolta differenziata «porta a porta», partita nei mesi scorsi a Passirano, anima il dibattito politico in vista delle prossime elezioni amministrative. In paese si è infatti costituita la sezione locale del «Movimento per l’Italia - Daniela Santanchè». Il responsabile è Fabio Faustini.
«Il gruppo - spiega Faustini - vuole essere fin da subito protagonista nel percorso che porterà al rinnovo del sindaco. A tal proposito riteniamo necessario interessarci fin da subito delle problematiche del paese». Prima tappa quindi i rifiuti. «Partiamo da un’analisi molto critica di una tematica che l’Amministrazione di centrosinistra ha fatto un proprio fiore all’occhiello: la nuova raccolta differenziata "porta a porta". Pur condividendo in pieno gli obiettivi del progetto, abbiamo analizzato a fondo la situazione organizzativa ed economica, a nostro avviso l’Amministrazione ha gestito con superficialità ed inadeguatezza il progetto, così determinando un aggravio dei costi e offrendo un servizio di livello non adeguato».
Sotto accusa la ditta che gestisce la raccolta, la Cogeme di Rovato. I problemi: costi e qualità del servizio. «Dalle nostre ricerche - continua Faustini - abbiamo scoperto che affidando l’appalto anziché a Cogeme ad altra ditta, per esempio alla cooperativa sociale "Solidarietà provagliese", si sarebbero potuti risparmiare quasi 200mila euro annui, godendo anche di servizi migliori: bidoni di dimensioni più adeguate alle abitazioni di piccole dimensioni, raccolte più frequenti, possibilità di smaltire il tetrapak. La cooperativa svolge da diversi anni la raccolta in Comuni limitrofi al nostro».
Il contratto avrebbe anche clausole «poco chiare». «Alcune clausole infatti renderebbero necessario un risarcimento da parte del Comune, per cifre vicine a 100mila euro annui per 5 anni, qualora a scadenza contratto (a fine 2010) decidesse di cambiare controparte. Ci pare assurdo che, nonostante il Comune fosse obbligato a chiedere il servizio alla Cogeme, non siano state effettuate altre richieste di preventivo e di metodica di gestione per concordare una diminuzione dei costi. Riteniamo si tratti quindi di una cattiva gestione dei soldi pubblici».
Sulla questione abbiamo contattato sia il presidente di Cogeme, Gianluca Delbarba, sia il sindaco di Passirano, Daniela Gerardini: entrambi hanno preferito non rilasciare dichiarazioni in merito.



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martedì 27 gennaio 2009

Lettera al Direttore del Giornale di Brescia

Di seguito riportiamo il testo della lettera al Direttore, pubblicata sul Giornale di Brescia del 26 gennaio 2009, inviata da Maria Buizza, Coordinatrice di Sinistra Democratica di Passirano.




Scriviamo questa lettera ai cittadini di Passirano perché possano capire motivazioni e storie delle scelte politiche che si stanno attuando. Scriviamo questa lettera a tutti coloro che vogliano leggere un frammento, tra i tanti raccontabili, di una Sinistra che cerca di sopravvivere nel caos politico e sociale che le si muove attorno; di una Sinistra che cerca se stessa, forse indebolita, forse debole ma - per sua stessa natura - tenace.

Dal 2004 Passirano è governato dal Centrosinistra: una maggioranza composta dagli allora Ds e dalla Margherita, uniti in un’unica lista denominata «Insieme per Passirano-Centrosinistra».
Una lista che si presentò alle elezioni con l’ambizione di governare segnando una svolta, con l’ambizione di essere il miglior governo possibile per il paese. Un’ambizione che ogni gruppo politico deve avere, un’ambizione sostenuta da un’indomita e indomabile passione politica che è la forza stessa di ciascuno. Nel 2004 vincemmo le elezioni, iniziammo a lavorare nonostante i fisiologici problemi, che di volta in volta emergevano. Quando la campagna elettorale finisce, l’entusiasmo viene ogni giorno messo alla prova dalle mille questioni che ci trova ad affrontare, questioni in cui si devono fare scelte importanti, scelte in cui il semplice alzare la mano decide del futuro di una comunità, ma anche della propria personale coerenza. Scelte in cui il dubbio di sbagliare attanaglia, ma in cui la responsabilità di governare impone di agire, decidendo a volte il male minore o - se si preferisce - il bene maggiore. La politica, quella vera, è anche questo: scegliere quando le opzioni sul tavolo impongono compromessi difficili e necessari; scegliere responsabilmente, ma lasciandosi guidare dall’ideale del Bene Comune.
Due anni fa la nascita del Partito democratico fu l’evento politicamente più difficile, personalmente più sofferto. I nostri partiti, le nostre legittime case si disgregarono: per i più vecchi si cancellava una storia vissuta; per i più giovani si cancellavano in un attimo le speranze di un futuro in cui costruire una Sinistra nuova, pur nell’eredità del suo passato. La costruzione del Partito democratico non fu una qualunque «bega di partito», non fu uno tra i tanti rimescolamenti politici: fu una cancellazione di storie. A Passirano le conseguenze furono immediate. La disgregazione dei Ds vide una dolorosa separazione: non tutti accettarono di fondersi nel Partito democratico, non tutti accettarono di cancellare la propria eredità. Ci attaccammo con le unghie e con i denti a ciò che rimaneva della Sinistra, cercammo di ricostruire qualcosa dalle macerie che c’erano dopo la costruzione del Pd. Prima ci fu Sinistra democratica, poi La Sinistra-L’Arcobaleno. Rimanemmo fedeli alla nostra maggioranza consiliare, pur costituendoci come gruppo interno ad essa. Chi legge voglia vedere tutto ciò come ciò che veramente fu: il tentativo di rimanere dentro la Sinistra, senza compromettere i nostri impegni elettorali; la volontà di continuare a fare politica per creare una nuova Sinistra ed al contempo la responsabilità di rimanere fermi, determinati a portare a termine le promesse per cui eravamo stati eletti. Abbiamo così continuato a lavorare nella maggioranza, in modo trasparente e chiaro, spiegando le nostre scelte politiche e sempre esprimendo la certa volontà di continuare nel lavoro amministrativo con la medesima determinazione. Forse per ingenuità, non ci accorgevamo che lentamente, ma inesorabilmente, lo spirito che doveva unire la maggioranza diventava sempre più debole e ad esso subentrava la paura. Paura da parte di chi ci dirigeva di perdere consensi, paura di essere chiari verso la gente, paura di far sapere, di far conoscere il lavoro amministrativo. Una paura che è stata il leit motiv di questa Amministrazione, una paura che non ha permesso di capire le istanze della gente, dei vari comitati nati in questi anni ed una paura che non ci ha permesso di continuare ad essere parte attiva della maggioranza. Additati come radicali quando abbiamo portato avanti la necessità di realizzare quanto avevamo promesso in merito alla partecipazione, guardati con sospetto quando chiedevamo documenti o spiegazioni particolari, ci siamo lentamente sentiti estranei a questa maggioranza, che ci vedeva come minaccia alla sua stabilità. Abbiamo resistito quanto potevamo e quanto era giusto per onorare gli impegni presi, mantenendo il nostro essere e la nostra dignità. Sì... quando non si è riconosciuti come protagonisti attivi nell’amministrare, ne va della propria dignità politica e della conseguente azione. A novembre ci è stato chiesto di portare in Consiglio Comunale una mozione sulla scuola. Da tempo questa richiesta era stata fatta da noi, e da tempo ci era stata data come risposta l’indifferenza. Comunque, accettammo il proposito della maggioranza, credendo di poter valutare insieme l’ipotesi di mozione attraverso il confronto politico necessario ad una coalizione quando deve stendere un documento comune. Purtroppo non fu così: a novembre il testo della mozione era già stato redatto dalla maggioranza, a noi si chiedeva solo di alzare la mano. L’assessore alla Pubblica Istruzione, membro del nostro gruppo consiliare, non era stato neppure consultato per quella mozione, per quel testo di mozione che additava i corporativismi all’interno della scuola e gli inutili sprechi in essa. Una mozione inaccettabile per i contenuti e per metodi con cui ci veniva proposta.
Il 10 dicembre l’assessore alla Pubblica Istruzione di Passirano si è dimesso a causa della constata impossibilità a collaborare attivamente con la maggioranza, che privava lui e il suo gruppo della possibilità di fare proposte politiche, possibilità che si concretizza solo quando in una coalizione c’è fiducia e rispetto delle reciproche idee e competenze. Oggi comunichiamo che il Gruppo consiliare «La Sinistra-L’Arcobaleno» (di recente denominato «La Sinistra per Passirano») si rende autonomo dal gruppo di maggioranza «Insieme per Passirano-Centrosinistra».
A giugno Passirano andrà a elezioni: avevamo l’illusione di poter creare un Centrosinistra unito, dal Pd alla Lista Civica. Abbiamo lavorato per mesi a questo progetto. Crediamo ancora che questa sia l’unica vera possibilità, ma con amarezza constatiamo che da un parte ci si muove verso il centrismo, dall’altra non si ha il coraggio di dirsi «di sinistra». Noi rimaniamo... Continuiamo a credere in una Sinistra nuova e onesta. Noi non ci vergogniamo di essere La Sinistra.


Maria Buizza
, Coordinatrice di Sinistra Democratica, Passirano
Gruppo Consiliare «La Sinistra per Passirano».

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sabato 24 gennaio 2009

Tra bizantinismo politico ed equilibrismi semantici

Mercoledì 21 gennaio 2008 si è tenuta a Passirano un’assemblea pubblica di presentazione del Piano di Governo del Territorio, già adottato in Consiglio Comunale nei primi giorni di novembre 2008. Di seguito alcune riflessioni su quell’incontro.



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Partiamo da un’affermazione del prof. Giuseppe Farneti, Ordinario di Economia Aziendale. “Fronteggiare i problemi non deve significare far fronte alle urgenze. Programmare le proprie politiche ha invece il significato opposto, perché vi sono azioni, quelle politiche appunto, che si possono solo costruire sul medio e lungo termine, in una visione strategica”.



Utile chiedersi, immediatamente, quale possa essere la visione strategica di chi - a distanza di 6-7 anni dalla realizzazione della scuola media, e a soli 3 anni dall’ampliamento della scuola elementare – sta per rimettere mano nelle casse pubbliche per costruire a Passirano un nuovo polo scolastico. Utile chiedersi, anche, quale possa essere la visione strategica di chi prima demolisce il vecchio municipio, poi
rade al suolo l’immobile ex Sia. E di lì a poco “scopre” impellenti necessità di nuovi edifici pubblici (il polo scolastico, appunto).



Cosa è questo, se non un paradigmatico caso di politica incapace di programmare, e sistematicamente prigioniera di urgenze dell’ultima ora?



Proseguiamo la nostra riflessione con una considerazione di Oriano Giovanelli, Presidente di Legautonomie. “Se l’Ente Locale vuole che le sue decisioni siano efficaci e producano risultati deve condividere prima l’analisi, gli obiettivi e le azioni per perseguirli con gli attori fondamentali che animano il territorio. Perché l’eccellenza di un Comune non si misura più sulla qualità delle decisioni proprie, ma da come riesce ad orientare e a far decidere un’intera comunità”.



Un nuovo spunto interessante, questo, per porsi altre domande. Quando, quanto e come l’Amministrazione Comunale di Passirano ha condiviso con i cittadini l’analisi e gli obiettivi del PGT? E, inoltre, quanto potrà essere eccellente un Comune che “decide in proprio”, sempre e comunque?



Entrando finalmente nello specifico all’assemblea di mercoledì 21 gennaio, crediamo che pochi dei presenti abbiano capito perché mai dovremmo spendere una fortuna per realizzare costosissime opere pubbliche di dubbia utilità (polo scolastico, nuova strada nella zona Cadenone, nuova strada a Monterotondo, e via dicendo). Qualche Amministratore Comunale doveva istituzionalmente provare a spiegarlo, ma è compito arduo ottenere consenso su opere da milioni di euro quando queste non siano neppure coerenti con le necessità effettive e tangibili.



Un esempio per cercare di rendere concreto questo concetto. Come già detto in altri post, c’è un documento del PGT di Passirano (quello di Sostenibilità Finanziaria) che fa notare come Passirano sia ormai “… deprivato della popolazione giovanile, delle famiglie o anche delle coppie con figli, troppo sbilanciato sui single e sulla popolazione anziana". A questo punto ci si poteva aspettare che a fronte di un’affermazione di questa portata, i nostri decisori politici non avessero individuato nel polo scolastico un’improrogabile priorità. E invece, come sappiamo, è vero l’esatto contrario.



Detto questo, va rilevato che per i politici le assemblee pubbliche sono delle “brutte bestie”, perché sono occasione di confronto con opinioni diverse e, soprattutto – vade retro satana – sono occasione di manifestazione del dissenso. Proprio per questo bisognerebbe che i politici le affrontassero avendo in tasca solide basi argomentative e scelte politiche coerenti e condivise. Bene, ma cosa si fa quando tutto questo non c’è? Non rimane che ricorrere agli
equilibrismi semantici, al bizantinismo politico.



Prendiamo, per esempio, la nuova strada prevista a Monterotondo. Mercoledì 21 gennaio gli Amministratori Comunali hanno svelato agli straniti cittadini presenti che in realtà non si può definire esattamente una strada, ma piuttosto una pista ciclo-pedonale. Anche se, forse, un giorno quella pista ciclo-pedonale - secondo i nostri decisori politici - potrebbe effettivamente diventare una strada. Una strada che non è strada, una pista ciclo-pedonale che non è ad uso esclusivo di ciclisti e pedoni. In sintesi, un equilibrismo semantico ardito quasi quanto quello - inarrivabile ed indimenticabile - delle
convergenze parallele.

Ma non è finita, perchè quando un politico non ha in tasca solide basi argomentative, il rischio di sostenere tesi imbarazzanti è sempre vivo e presente. E infatti, dimenticandosi bellamente della proposta sottoscritta da 260 cittadini (firmatari di una petizione contro quel progetto) gli Amministratori Comunali hanno confessato all'incredula assemblea di voler realizzare la strada-pista a seguito delle proteste telefoniche di 40 cittadini di Monterotondo, arrivate in Municipio durante i lavori di sistemazione di via Cadorna.

Come definire un'uscita del genere, se non
bizantinismo politico? Ricordiamo, per inciso, che se questa fosse la regola effettivamente applicabile dal nostro Ente Locale, ogni 40 telefonate di protesta ci ritroveremmo una nuova strada sotto casa.



Ma quel mercoledì al
bizantinismo politico si è fatto ricorso anche per giustificare la collocazione geografica del (inutile) polo scolastico. Che deve essere realizzato proprio nella zona individuata dal PGT, perché diversamente – ci ha spiegato uno dei decisori politici - verrebbe meno quell’unicum con gli edifici pubblici già esistenti in loco. Un vero peccato per i 2 rasi al suolo, aggiungiamo noi, perchè l’unicum sarebbe stato ancora più monumentale!



Terminiamo con una malinconica considerazione. A qualcuno non sarà sfuggito che il
bizantinismo politico e gli equilibrismi semantici – pericolosi per definizione – rischiano di diventare addirittura letali quando chi se ne serve non dimostri neppure il coraggio delle proprie idee.




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giovedì 22 gennaio 2009

Il dubbio

A pagina 117 della Valutazione Ambientale Strategica di Passirano si legge che "... il nuovo comparto residenziale in progetto scaturisce dalla forte richiesta di nuove abitazioni da parte dei cittadini residenti nate soprattutto dalla volontà di permettere ai giovani di rimanere, dopo la creazione di un nuovo nucleo familiare, nel comune di origine".


Una secca smentita di quanto scritto nella VAS arriva però dal documento di Sostenibilità finanziaria che (pagina 274) rileva una "... contrazione della popolazione giovane che con riferimento alla grande fascia degli under 25 anni, si contrae da 1.886 del 1981 a 1.648 del 2006, con il calo di ben 238 giovani pari alla loro diminuzione complessiva del 12,6%; attualmente il loro “peso demografico” è pari al modesto 24,4% di tutta la popolazione".

La conclusione del documento di Sostenibilità Finanziaria è veramente preoccupante: “… in definitiva, Passirano pare confermarsi come un paese tendenzialmente deprivato della popolazione giovanile, delle famiglie o anche delle coppie con figli, troppo sbilanciato sui single e sulla popolazione anziana".

Una breve parentesi per una domanda. Quale sarebbe la priorità di un'Amministrazione Comunale che si dovesse trovare a governare una comunità come quella sopra rappresentata (ovvero la nostra)? Francamente non lo sappiamo. Sappiamo però quale non sarebbe la priorità: un nuovo polo scolastico! (per approfondimenti sul tema, vedi il post Falso problema?).


Sperando che, per prima cosa, la mano destra (VAS) sappia cosa fa la sinistra (Sostenibilità Finanziaria) bisogna chiedersi immediatamente da dove salta fuori "... la forte richiesta di nuove abitazioni da parte dei cittadini residenti" certificata dalla VAS, se contemporaneamente il documento di Sostenibilità Finanziaria segnala che, nonostante il raddoppio dei residenti, la popolazione giovanile di Passirano si è ridotta negli ultimi anni del 13%?

E qui nasce un primo, grosso dubbio: vuoi vedere che la forte richiesta di abitazioni da parte dei residenti non è poi … tanto forte? Le perplessità in proposito non sono certo di oggi se è vero, come è vero, che già a giugno 2008 avevamo richiesto all’Amministrazione Comunale di Passirano di voler provvedere al censimento delle superfici degli alloggi vuoti o invenduti presenti sul nostro territorio. L’invito, come ampiamente previsto, è caduto nel vuoto e così nessuno sa quante siano le unità immobiliari sfitte e invendute presenti a Passirano. Un vero peccato, perché qualcuno dice che, ad oggi, siano già alcune centinaia gli appartamenti che cercano disperatamente un compratore.

Ecco qui un altro grosso dubbio: come è possibile che i nostri concittadini siano alla continua ricerca di nuove di abitazioni e, nonostante questo, a Passirano centinaia di appartamenti rimangano invenduti? Un vero mistero.

Andiamo avanti, e segnaliamo che il documento di Sostenibilità Finanziaria (pagina 275) solleva un’altra questione fondamentale, questa: "... Passirano si sta connotando come un territorio a costante crescita demografica artificiosamente indotta dalle migrazioni esterne".

Chiaro, no? O rimane qualche dubbio su cosa è realmente accaduto a Passirano negli utlimi 10-15 anni?


Da adesso in poi, per favore, piantiamola di raccontarci la patetica storiella che questa, e le Amministrazioni precedenti, hanno concesso aree solo per bisogni interni.




sabato 17 gennaio 2009

Falso problema?

Nel post Il PGT? Un'occasione per far soldi abbiamo riportato i dubbi e le perplessità dell’Assessore Provinciale al Territorio, Francesco Mazzoli, legati alla possibilità che i Comuni utilizzino l’urbanistica contrattata per "far cassa". Premesso che nel PGT di Passirano anziché parlare di "urbanistica contrattata" si ricorre ad una più rassicurante definizione, quella di "pianificazione negoziata" — certamente più elegante e raffinata, ma assolutamente uguale nella sostanza — vediamo ora di capire lo stato dell’arte di una delle opere che il PGT di Passirano individua come prioritarie. Si tratta del polo scolastico, un tormentone che val la pena di affrontare per analizzare alcuni aspetti della questione.

Iniziamo dal
documento di Sostenibilità Finanziaria (pagina 271) del PGT, che rileva come “.. . dal 1981 al 2006 i giovanissimi 0-14 anni sono passati da 1.075 a 1.034, con un calo di 41 “bambini-ragazzi”, pari ad un decremento del 3,8%”. L’ovvia considerazione è che nei 15 anni presi in esame non si è registrato alcun incremento della popolazione scolastica, ma, al contrario, il numero dei bambini-ragazzi é addirittura diminuito. Attenzione, perchè questa tendenza ben difficilmente potrà cambiare nel tempo. A dirlo non siamo noi, ma ancora una volta il documento di Sostenibilità Finanziaria del PGT: “… Passirano pare confermarsi come un paese tendenzialmente deprivato della popolazione giovanile, delle famiglie o anche delle coppie con figli, troppo sbilanciato sui single e sulla popolazione anziana". Più chiaro di così...

Secondo aspetto, tutt'altro che irrilevante. La costosissima idea del polo scolastico è finita dritta dritta nel Piano di Governo del Territorio, in totale assenza di interlocutori esterni. Spariti dalla scena cittadini, genitori, insegnanti, alunni, Consiglio d'Istituto, Osservatorio Scolastico, Consigli di Amministrazione delle Fondazioni delle scuole dell'infanzia, anche questa volta, come in tante altre occasioni, sul palcoscenico, ad occuparsi di edilizia scolastica, sono rimasti i soliti noti. Il risultato? Al momento pare in linea con quello conseguito in anni recenti.

Già, ma cosa era successo? A beneficio dei contribuenti di Passirano vediamo di riassumerlo brevemente. Nel 2000 si inaugura la nuova scuola media, intervento costato alcuni miliardi di lire che, così era stato detto, avrebbe fatto fronte in maniera adeguata e definitiva alle esigenze di edilizia scolastica. Nel
2005, questa stessa Amministrazione spende altri 650.000 euro per la mensa scolastica e per alcune nuove aule nella scuola elementare di Passirano. Visto che il PGT di Passirano è in gestazione da almeno 2-3 anni, ne deriva che mentre si lavora alacremente alla ristrutturazione della scuola elementare (2005), qualcuno sta già elaborando programmi e progetti relativi al nuovo polo scolastico. Come la vogliamo definire? Tutto, tranne lungimiranza.

Due domande prima di continuare. Perchè ogni 3-4 anni a Passirano torna regolarmente alla ribalta il tema dell'edilizia scolastica? E' lecito attendersi che anche da noi interventi del genere siano pensati per durare almeno 20 anni, così come accade da altre parti?


Qualche ben informato sostiene, tuttavia, che il vero problema non sarebbe stata la carenza di programmazion
e, ma la mancanza di volumetrie immediatamente disponibili per fronteggiare esigenze scolastiche che si sarebbero manifestate senza alcun preavviso(?). Una teoria tutta da dimostrare, non tanto per l'imprevedibilità della crescita della popolazione scolastica (smentita dallo stesso PGT), quanto per la presunta carenza di edifici pubblici. Perchè se quest'ultimo fosse il vero motivo del contendere, il vecchio municipio, e l'edificio ex SIA non sarebbero stati rasi al suolo, ma sarebbero stati molto più saggiamente recuperati per adibirli a nuove destinazioni di servizio pubblico. Tanto più che quei due immobili si trovavano in pieno centro del paese!

Detto che il Piano dei Servizi, alla voce polo scolastico, prevede una spesa di 1.000.000 di euro solo per l’acquisizione del primo lotto (!), il polo scolastico potrebbe essere davvero un falso problema. Un
dubbio legittimo, perchè troppi sono gli aspetti poco chiari di questo tormentone: decremento della popolazione scolastica, totale rifiuto da parte dell'Amministrazione ad accreditare a palazzo interlocutori degni di tale nome, programmazione deficitaria che ha generato ripetuti e costosi interventi tampone, definitiva demolizione di edifici pubblici che potevano essere recuperati anche per eventuali necessità di edilizia scolastica. Ce n'è quanto basta per ripensare l'intera operazione polo scolastico, tanto più che questi non sono tempi di floride disponibilità finanziarie. Anzi...



venerdì 16 gennaio 2009

Il vero nocciolo dei problemi

Il 15 gennaio 2009, alle 13,20, al nostro blog è stato inviato un commento da parte di un non meglio precisato "Comitato della legalità", che testualmente recita: "Evviva il comitato di Monterotondo!! Lo sapevate che alcuni protagonisti del comitato hanno qualche abuso edilizio? Vi aggiorneremo in seguito quali e quanti". Fine del commento.

Qualche giorno prima, l'11 gennaio 2009, alle 17,59, al nostro blog è stato inviato un commento, che non meriterebbe particolare attenzione se non fosse perchè - come segnalatoci dal diretto interessato - chi l'ha inviato ha utilizzato nome e cognome ... non suoi!

Quest'ultimo commento è stato definitivamente eliminato, come richiesto da chi, suo malgrado, è stato coinvolto nella questione. Il commento del "Comitato della legalità", invece, si può leggere cliccando su un vecchio post del giugno 2007, Appello del Comitato per la Bellezza.



A questo punto una breve digressione. La delegittimazione è un vecchio metodo, utilizzato soprattutto in politica, per screditare gli avversari. Di solito vi si ricorre per svuotare di significato le parole o l'operato di qualcuno. E, in particolare, per distogliere l’attenzione dal vero nocciolo dei problemi.

Come si fa? La procedura prevede 3 fasi distinte:
1)si inizia con l'attribuire all'avversario qualità personali negative;
2)si semina nell'opinione pubblica sospetto e, magari anche un pò di disprezzo nei confronti dell'avversario;
3)si spera, e qui arriva il difficile e l'imponderabile, che
l'opinione pubblica si dimentichi del vero nocciolo dei problemi.


Nell'augurare al "Comitato della legalità" buon lavoro, desideriamo informare che però non ci riteniamo obbligati a seguire gli sviluppi delle loro pur apprezzabili iniziative. Ma, soprattutto, riteniamo di dover evitare che qualcuno utilizzi generalità che non gli appartengono per inviare commenti ai nostri post. Ragione per la quale, dopo quasi 2 anni di commenti senza moderatore, da oggi, purtroppo, siamo costretti a cambiare. Tutti coloro che vorranno commentare i nostri post, sono pregati di inviarli direttamente al nostro indirizzo di posta elettronica monterotondobs@alice.it

Come ovvio, ci riserviamo di pubblicare sul blog solo quei contributi che, a nostro giudizio, affrontino il vero nocciolo dei problemi. Un saluto a tutti!



giovedì 15 gennaio 2009

La necessità di sottrarre suolo al cemento

Di seguito riportiamo un articolo di BresciaOggi del 13 gennaio 2009.


Un occhio di riguardo ai temi dell'ambiente.


È stato presentato ieri dall’assessore al Territorio Francesco Mazzoli il documento di adeguamento del Piano territoriale di coordinamento provinciale alla legge regionale 12 del 2005. Il documento, illustrato ai rappresentanti della conferenza dei Comuni, delle Comunità montane e degli enti gestori delle aree regionali protette, «è il risultato di due anni di lavoro e innumerevoli confronti con le amministrazioni locali - ha commentato l’assessore Mazzoli -. L’obiettivo era quello di sviluppare strumenti che evidenziassero il ruolo strategico della Provincia nella programmazione del territorio; di introdurre principi e meccanismi utili a favorire un raccordo organico tra i diversi livelli di piani territoriali, provinciale e comunali, e l’inserimento della Valutazione ambientale strategica sul ptcp così da affrontare in modo più sistematico i temi ambientali».
Sottolineata con forza l’importanza del rispetto ambientale, della necessità di sottrarre suolo al cemento: «Gli aspetti produttivi agricoli, la funzione paesaggistica e di riequilibrio degli spazi, sono elementi che richiedono un approccio di area vasta che la Provincia può meglio svolgere dato il suo ruolo di coordinamento». Ovviamente sono stati rispettati i paletti previsti dalla legge che prevede di soddisfare le esigenze insediative senza compromettere il territorio, contenere il consumo di suolo, riutilizzando quello già compromesso o sottoutilizzato.
«I temi ambientali e di sostenibilità hanno in questi anni assunto gradualmente un ruolo strategico nelle norme di pianificazione di conseguenza con l’adeguamento proposto - ha concluso Mazzoli - viene fatto un passo decisivo nell’includere in modo sistematico la sostenibilità tra gli elementi fondativi del governo del territorio». Altro aspetto su cui si è insistito è quello dei Sus (sistemi urbani sovracomunali) che prevede la concertazione tra più Comuni in presenza di temi sovracomunali.




mercoledì 14 gennaio 2009

Gli ambiti agricoli di interesse strategico

Di seguito riportiamo un articolo del Giornale di Brescia del 13 gennaio 2009, dal titolo "Un miliardo e mezzo di metri quadrati da salvare".




Una delle novità più significative introdotte dalla legge regionale numero 12 del 2005 è quella che assegna al Ptcp (e dunque all’ente Provincia) il compito di individuare gli ambiti agricoli di interesse strategico entro i quali i Comuni devono indicare le aree da destinare all’agricoltura. Si tratta di una «riserva» di competenza prescrittiva che l’Amministrazione provinciale può sfruttare per salvaguardare aree di grande rilievo. Una «riserva», peraltro, piuttosto ampia. Ove si osservi che il 35% del territorio della provincia di Brescia è utilizzato a fini agricoli e che, secondo una prima stima assai attendibile, almeno il 90% di quella porzione di territorio è considerabile «ambito agricolo di interesse strategico», ne deriva che la Provincia può «salvare» qualcosa come 1.500 chilometri quadrati di suolo o, se preferite, un miliardo e mezzo di metri quadrati di terra bresciana.

Numeri d’impatto, che rendono l’idea dell’importanza dello strumento di pianificazione. Altre cifre, poi, sottolineano la necessità - di più, l’urgenza - di interventi di tutela. I calcoli sul consumo di suolo del decennio passato (1999-2008) rilevano come il territorio urbanizzato, che a inizio 2008 rappresentava il 9% della provincia, in due lustri è cresciuto del 13%. Ancora, nello stesso periodo il consumo di suolo agricolo è cresciuto del 3%: questo 3%, è stato calcolato, è pari all’1% del complesso del territorio provinciale. Se per assurdo (ma non troppo) si continuasse a questo ritmo, in mille anni si consumerebbe tutto il territorio della provincia.
Per definire cosa sia un ambito agricolo di interesse strategico, la legge regionale introduce criteri che tengano conto delle peculiarità storiche, culturali, naturalistiche e paesaggistiche che caratterizzano la regione, ispirandosi a principi di sussidiarietà, adeguatezza, differenziazione, sostenibilità, partecipazione e flessibilità. Quindi non vanno considerati solo gli aspetti produttivi, ma anche la funzione paesaggistica con il riequilibrio degli spazi aperti, gli aspetti naturalistici con la costruzione della rete ecologica e la diversificazione delle aziende agricole con le attività agrituristiche e didattiche.
In stretta collaborazione con i Comuni la Provincia ha individuato gli ambiti agricoli strategici. Essi riguardano: il sistema agricolo della pianura, il sistema pedemontano dei laghi, il sistema delle aree collinari e pedecollinari, il sistema territoriale della montagna, suddiviso a sua volta nel subsistema del fondovalle, in quello degli alpeggi e delle malghe ed in quello dei versanti.
Nella bozza di Variante al Ptcp vengono poi definiti i criteri per l’individuazione delle aree agricole nella pianificazione comunale e le specifiche norme di valorizzazione, uso e tutela, in rapporto con gli strumenti di pianificazione e programmazione regionali. Si pone l’accento sulla necessità di scongiurare la saldatura delle aree urbane ed i fenomeni di conurbazione, rafforzando la funzione paesaggistica dei margini urbani ed evitando altresì la frammentazione del territorio agricolo e del sistema poderale.



sabato 10 gennaio 2009

Il PGT? Un'occasione per far soldi

In varie occasioni abbiamo sollevato il dubbio che il Piano di Governo del Territorio (PGT) di Passirano sia stato costruito per "far cassa". Un dubbio che pare abbia un qualche fondamento, perchè dattraverso l'ingiustificata cementificazione del nostro territorio - vedi post La crescita artificiosa - il Comune ha intenzione di ricavare "soldi facili" da destinare a opere pubbliche la cui utilità resta tutta da dimostrare: polo scolastico, nuova strada in zona Cadenone, nuova strada di Monterotondo, rotatoria di Camignone, rotatoria in zona industriale, nuova strada in via Castello, e via dicendo.

Ma a far rilevare il rischio che uno sviluppo urbanistico sia solo uno strumento per "stampare banconote" non sono i sempre e soltanto i soliti quattro gatti, ma è - anche e soprattutto - l'Assessore Provinciale al Territorio, Francesco Mazzoli (area di centrodestra). A questo proposito, riportiamo alcuni passaggi delle dichiarazioni rilasciate dall'Assessore Provinciale al Giornale di Brescia, pubblicate dal quotidiano il 21 novembre 2008 (articolo gentilmente segnalatoci da Partecipazione Civica Corte Franca).



Uno dei nodi centrali affrontati dai Pgt è l'espansione urbanistica. "Rilevo un rischio: che i Comuni la usino come strumento per reperire risorse", dice Mazzoli. Per fare cassa, insomma. Non si tratta solo degli oneri di urbanizzazione. Il sistema è quello della cosiddetta «urbanistica contrattata», perfettamente legittima (è prevista dalla legge regionale 12), ma con effetti devastanti se utilizzata in maniera distorta ed eccessiva. In pratica, il Comune, in cambio di un'opera che non può realizzare per mancanza di fondi, offre ad un'operatore la possibilità di edificare. È solo un esempio possibile. «Da parte delle Amministrazioni concepire lo sviluppo urbanistico come una risorsa economica sarebbe un errore grave».

Il rischio è concreto. In parte succede già così, ma la prassi potrebbe essere esasperata nei Pgt. Un elemento fa riflettere: quasi tutti i Comuni prevedono nei loro Piani un aumento della popolazione nei prossimi anni, e quindi delle residenze. E ciò mentre, in generale, pare difficile si possa assistere alla crescita demografica del passato; inoltre, «vendesi» e «affittasi» si leggono un po' ovunque. C'è un'altra ragione, «quella che mi preoccupa ed amareggia». Quella economica, appunto, del ricorso all'espansione per finanziare le attività del Comune.

«Se i Comuni scelgono questa strada si fanno del male da soli», commenta Mazzoli. «Uno sviluppo non giustificato dalla demografia, ma dalle necessità di cassa può avere effetti negativi». Generare, cioè, una bolla speculativa sui terreni edificabili o edificati. «Non si può pensare ad una crescita abnorme di abitanti come nel passato, ma nemmeno ad una conferma. Esasperare il valore dei terreni significa far esplodere la bolla». Che trascinerebbe in basso anche le ambizioni dei Comuni. «Spero, davvero, che gli enti locali non facciano l'errore di far diventare l'urbanistica contrattata la strada obbligata per reperire risorse».



Fin qui il "Mazzoli-pensiero", e quello di tanti altri. Prima di proseguire, un paio di considerazioni. Cominciamo col dire che la popolazione di Passirano è quasi raddoppiata in 25 anni, non certo per uno sviluppo demografico interno, ma perchè il vecchio Piano Regolatore Generale ha concesso praterie sterminate, che la speculazione edilizia non si è certo fatta sfuggire. In secondo luogo ricordiamo che il Piano dei Servizi, documento di Sostenibilità Finanziaria, pagina 271, rileva che "... al costante aumento della popolazione verificatosi in questi anni a Passirano non è corrisposta l'analoga redistribuzione delle classi di età, ma anzi ha accentuato lo squilibrio demografico, incrementando artificiosamente la popolazione adulto-anziana a scapito di quella giovanile". Ne consegue che, essendo i giovani sempre più minoranza, l'espansione edilizia ipotizzata dal PGT di Passirano - ancora una volta, come già accaduto con il vecchio PRG - è studiata, costruita e voluta soprattutto per far cassa.

Altra questione, più importante di quanto potrebbe sembrare. Nonostante gli inviti ad un censimento degli immobili invenduti o non affiittati già presenti sul nostro territorio, l'Amministrazione ha ritenuto che questo studio fosse irrilevante ai fini della stesura del PGT. Qualche timore sui risultati dell'indagine? Può darsi, perchè non è escluso che a Passirano ci siano già oggi alcune centinaia di appartamenti che aspettano un compratore. E se questa ipotesi fosse qualcosa di più di un'ipotesi, l'Amministrazione dovrebbe finalmente ammettere che non è vero che i cittadini di Passirano sono, da 25 anni a questa parte, continuamente alla ricerca di nuovi appartamenti. Questo, invece, è quanto ci è stato detto nei vecchi PRG, questo è quanto ci viene detto anche nel PGT del 2009 salvo scoprire che i nativi di Passirano sono ormai una minoranza rispetto al totale della popolazione (vedi Piano dei Servizi, Documento di Sostenibilità Finanziaria, pagina 275).


Ultimo aspetto. Perchè continuare una dissennata politica di svendita del territorio per soddisfare esigenze edilizie esterne, e non cominciare invece a gestire con efficienza e parsimonia un patrimonio collettivo (il territorio) tanto prezioso? Nessuno, tranne pochi professionisti della rappresentanza, l'ha capito. Quel che continueremo a fare è di sottolineare la pericolosità (anche dal punto di vista finanziario!) di vendere i gioielli di famiglia per realizzare progetti tanto faraonici, quanto di scarso interesse sociale.



«Spero, davvero, che gli enti locali non facciano l'errore di far diventare l'urbanistica contrattata la strada obbligata per reperire risorse»,
si augurava l'Assessore Provinciale al Territorio, Mazzoli. Lo speravamo anche noi, caro Assessore, ma questo è proprio quello che sta accadendo con il PGT di Passirano. Un PGT che, come detto in varie occasioni, è stato propinato ai cittadini, senza che questi abbiano avuto la possibilità di contribuire alla costruzione del loro futuro. Un bell'esempio di democrazia, non c'è che dire!





mercoledì 7 gennaio 2009

Lo sguardo oltre i confini

L’ultimo numero (ottobre 2008) del periodico dell’amministrazione “Passirano Notizie” pubblica un articolo firmato dal Capogruppo Consiliare di maggioranza, dal titolo “I servizi pubblici oltre i confini comunali”.

L’articolo inizia così: “La gestione dei servizi pubblici in una Comunità diventa sempre più complessa e necessita sempre più di specifiche competenze. E’ così che il mettere insieme, in un’ottica sovracomunale, più Comuni permette di garantire un livello di servizi efficiente ed efficace, ed inoltre consente di disporre delle risorse finanziarie indispensabili a realizzare interventi di grande rilevanza economica”.

Il documento prosegue sottolineando che “… anche rispetto ai servizi alla persona si sta sempre più affermando una gestione sovracomunale che punta a dare risposte organiche e complessive ai bisogni. Ciò in un quadro mutato ed in movimento per le diverse condizioni sociali ed esigenze di vita”.

In chiusura, l’articolo evidenzia che “… è indispensabile oggi, di fronte alle complessità di fornire servizi pubblici, alzare lo sguardo oltre i confini comunali. Una doppia sfida: qualità dei servizi e capacità di gestione economica del settore pubblico, spesso ed immeritatamente considerato spendaccione e poco efficiente”.

Le considerazioni su queste affermazioni potrebbero essere molte, e piuttosto interessanti. Tuttavia, evitiamo accuratamente di trattare il tema dell’economicità di alcune interminabili opere pubbliche realizzate negli ultimi anni a Passirano (tanto più che la questione è finita anche sui giornali locali). Evitiamo, inoltre, di dare giudizi sull’efficienza dei servizi (ancorché essenziali) di Passirano, pur sapendo che la rete fognaria comunale copre il nostro territorio per una percentuale che è di molto inferiore rispetto alla media nazionale. Infine, fingiamo di ignorare che – a proposito di risposte organiche e complessive - la gestione degli impianti sportivi di Passirano (anno 2006) costa alla nostra comunità qualcosa come 200.000 euro all’anno, cioè il 50% in più della media provinciale (vedi tavola 50 del Piano dei Servizi, documento che compone il Piano di Governo del Territorio).

Tralasciamo, quindi, gli aspetti ora solo accennati, e concentriamo la nostra attenzione su un punto fondamentale: i nostri Amministratori si dichiarano convinti assertori dell’ottica sovracomunale che (ripetiamo) “… permette di garantire un livello di servizi efficiente ed efficace, ed inoltre consente di disporre delle risorse finanziarie indispensabili a realizzare interventi di grande rilevanza economica”.

Nulla da eccepire. Perché volgere lo sguardo oltre i confini comunali potrebbe aprire interessanti sviluppi nella gestione della res publica. Ma come sempre, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E infatti, il Piano di Governo del Territorio di Passirano – ancorché voluto da quegli stessi politici dichiaratisi a favore del superamento dei confini comunali - non si è minimamente preoccupato di fare sistema con i Comuni limitrofi per coordinare gli interventi di tutela delle aree agricole strategiche. Il Piano di Governo del Territorio di Passirano non ha sprecato una sola parola a proposito dell’iniziativa del Sovrintendente ai Beni Architettonici e al Paesaggio, che a febbraio 2008 ha sollecitato alcune Amministrazioni Comunali della Franciacorta ad istituire un parco agrario di interesse sovracomunale.

A questo proposito una brevissima digressione: proprio in questi giorni il Comune di Rovato (insieme ad alcuni Comuni confinanti) sta promuovendo la realizzazione di un parco agrario di interesse sovracomunale (vedi articolo del Giornale di Brescia del 28.12.2008). E questo a testimonianza del fatto che qualche Amministrazione sta davvero … governando il territorio!

La situazione, in sintesi, è questa. Viviamo in una zona di eccezionale valore paesistico, caratterizzata da vaste aree agricole di rilevanza strategica localizzate su un territorio – la Franciacorta – che è “marchio” conosciuto anche oltre i confini nazionali. Abbiamo scoperto, inoltre, che i nostri Amministratori hanno una visione che supera l’angustia dei confini comunali. Ma nonostante le premesse, Passirano è alle prese con un Piano di Governo del Territorio assolutamente incapace di spingersi oltre i confini del proprio orticello.

Miope, autarchico e casalingo quale è, il Piano di Governo del Territorio di Passirano, in effetti, è la prova provata che non basta pubblicare su “Passirano Notizie” alcune (imbarazzanti?) dichiarazioni come “… è indispensabile oggi, di fronte alle complessità di fornire servizi pubblici, alzare lo sguardo oltre i confini comunali” per conseguire la patente di amministratori pubblici dotati di “ottica sovracomunale”.

E non basta scrivere di voler superare i confini comunali se poi, solo per fare un esempio, la costosissima idea del polo scolastico è finita dritta dritta nel Piano di Governo del Territorio senza coinvolgere nel progetto il Comune di Paderno. E questo, ricordiamolo, nonostante gli alunni di Passirano e Paderno facciano parte dello stesso Istituto Comprensivo, dipendano dallo stesso Dirigente scolastico, e nonostante gli edifici scolastici di Passirano e Paderno distino non più di 2 km gli uni dagli altri!

Che dire? Davvero un modo originale, economico ed efficiente di fare sistema e di “… dare risposte organiche e complessive ai bisogni”. Quel che è certo è che, così operando, resteranno in tanti a pensare che il settore pubblico sia (meritatamente) considerato spendaccione e poco efficiente.



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venerdì 2 gennaio 2009

I silenzi della VAS

Il documento di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) 2008 di Passirano, stranamente, si occupa solo marginalmente della situazione dei nitrati nella falda acquifera del nostro comune. La VAS, infatti, accenna una sola volta alla questione, limitandosi peraltro ad un’affermazione di principio, la seguente (pag. 64): “…dall’analisi delle caratteristiche dei suoli si possono derivare interessanti considerazioni sulle pratiche agricole da intraprendere al fine di evitare la lisciviazione dei nitrati verso le falde sotterranee e/o il ruscellamento verso la rete idrica superficiale”.

Francamente un po’ poco, per un documento (la VAS) che è chiamato proprio a dare informazioni sullo stato dell’ambiente, in particolare dell'acqua, e a valutare in via preventiva i possibili impatti negativi di nuovi piani di trasformazione del territorio. In sintesi, ci hanno "servito" una VAS che non approfondisce la tematica ambientale di tutela dell’acqua, nonostante l'esistenza di leggi in proposito, quale il D.lgs. 11 maggio 1999, n. 152 “Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole” e s.m.i., e il D.GR Lombardia 29 marzo 2006, n. 2244 “Piano di Tutela e Uso delle Acque (PTUA)”.

Per capire come è stata affrontata la questione in altri contesti, prendiamo ad esempio il documento di Valutazione Ambientale Strategica che il Prof. Ing. Tira ha elaborato a luglio 2008 per Cortefranca (per chi fosse interessato, la VAS di Cortefranca è liberamente scaricabile dal sito di quel Comune).

Cominciamo da questo primo passaggio (pag. 100), estremamente significativo, che tuttavia la nostra VAS preferisce trascurare: “ … le concentrazioni di nitrato in falda e in acque superficiali sono determinanti per definire situazioni di accertata compromissione qualitativa delle acque sotterranee dovute a fattori antropici di origine agricola o urbana. (...) I comuni ove, sulla base dei dati di monitoraggio relativi ai primi anni ’90, si osservava un superamento del limite di concentrazione dello ione nitrato di 50 mg/l, erano già stati definiti come vulnerabili e corrispondono quindi ad una prima definizione già effettuata dalla Regione”.

Prima considerazione. La VAS 2008 di Passirano non dice (ma perchè?) che il nostro è un comune dichiarato vulnerabile. In ogni caso, vale la pena di ricordare che Passirano - come riporta la VAS di ... Cortefranca (!) - è proprio una delle zone segnalate per il superamento sistematico del limite di concentrazione di 50 mg/l dello ione nitrato nella falda acquifera.

A fronte del silenzio assordante della nostra VAS in tema di tutela delle acque, quella di Cortefranca (pagina 100) ritiene opportuno rimarcare che “… la fonte di inquinamento da nitrati delle acque sotterranee, e forse anche superficiali, è direttamente connessa alla presenza di un elevato carico civile, ad una probabile scarsa efficienza delle reti fognarie e dalla presenza di scarichi civili non ancora depurati, sia in corpo idrico superficiale che sul suolo”.

Premesso che il nostro comune è dichiarato zona vulnerabile non solo da nitrati di origine agricola, ma anche di origine civile e industriale, forse meritano alcuni approfondimenti le affermazioni del Prof. Ing. Tira appena citate. Iniziamo dal carico civile, per sottolineare che Passirano negli ultimi 20 anni ha quasi raddoppiato il numero dei residenti (vedi post La crescita artificiosa) e che, come se non bastasse, sta promuovendo un'ulteriore espansione demografica (9.000-10.000 residenti).

Secondo punto, l’efficienza dei sistemi fognari. La situazione in cui si trova il nostro comune è eloquentemente fotografata a pagina 39 del documento di VAS: “…la rete fognaria di Passirano copre il 76% circa del territorio comunale, contro una media per l’ATO del 91% e a livello nazionale del 85%”. Un dato incredibile - se non fosse … vero! - che purtroppo non ha bisogno di essere commentato.

Concludiamo con alcune domande. Siamo sicuri che il nostro territorio possa tranquillamente sopportare l'impatto di altri 2.000-3.000 nuovi abitanti? Perchè dare il via libera a continue trasformazioni urbanistico-produttive in una zona con accertata compromissione qualitativa delle acque? Come si spiega un Piano di Governo del Territorio che continua, ostinatamente, a soddisfare esigenze edilizie non nostre?





La crescita artificiosa

A pagina 117 della VAS - ovvero la Valutazione Ambientale Strategica, uno degli elaborati che compongono il Piano di Governo del Territorio di Passirano - si legge che "... il nuovo comparto residenziale in progetto scaturisce dalla forte richiesta di nuove abitazioni da parte dei cittadini residenti soprattutto nate dalla volontà di permettere ai giovani di rimanere, dopo la creazione di un nuovo nucleo familiare, nel comune di origine".

Una secca smentita di quanto appena affermato, arriva però a pagina 271 del documento di sostenibilità finanziaria del Piano dei Servizi (altro documento del PGT), che rileva come "... nel corso degli ultimi 25 anni la composizione della popolazione per grandi classi di età appare notevolmente modificata. Dal 1981 al recente anno 2006 si rileva che i giovanissimi 0-14 ani sono passati da 1.075 a 1.034 con un calo di 41 “bambini-ragazzi”, pari al decremento del 3,8%; analogamente la fascia tipicamente giovanile in età compresa tra i 15-19 anni subisce la flessione dagli iniziali 1.135 agli attuali 1.041 con il calo non marginale di 94 soggetti corrispondenti alla contrazione dell’8,3%".

Poco oltre, in quello stesso documento (Piano dei Servizi) si legge che "... a conferma dell’analisi storica precedentemente illustrata si prende atto del tasso inferiore di entrambi le classi giovanili rispetto a quella anziana, segno evidente del processo di senescenza della popolazione, correlato al modestissimo ricambio generazionale ad esito palesemente negativo".

Il Piano dei Servizi (pagina 274), inoltre, evidenzia quanto segue: "... si osserva ulteriormente l’accennato fenomeno della contrazione della popolazione giovane che, anche con riferimento alla grande fascia degli under 25 anni, si contrae da 1.886 del 1981 a 1.648 del 2006, con il calo di ben 238 giovani pari alla loro diminuzione complessiva del 12,6%; attualmente il loro “peso demografico” è pari al modesto 24,4% di tutta la popolazione . In definitiva, Passirano pare confermarsi come un paese tendenzialmente deprivato della popolazione giovanile, delle famiglie o anche delle coppie con figli, troppo sbilanciato sui single e sulla popolazione anziana".

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Sperando che, per prima cosa, la mano destra sappia cosa fa sta facendo la sinistra, bisogna chiedersi allora da dove salti fuori "... la forte richiesta di nuove abitazioni da parte dei cittadini residenti" se la popolazione giovanile si è ridotta negli ultimi anni del 13%, e rappresenta solo
"... un modesto 24% di tutta la popolazione".

Premesso che l'Amministrazione non ha dato alcun seguito alla proposta di censire e diffondere i dati sugli immobili invenduti e sfitti già presenti sul nostro territorio (iniziativa che, invece, sarebbe stata molto, molto interessante), chiudiamo riportando altri due passaggi del Piano dei Servizi.

"Il territorio di Passirano pare orientato verso ulteriori sviluppi demografici che, entro un decennio, stante l’attuale propensione, collocheranno il Comune tra quelli medio-grandi con una popolazione attorno ai 9.000, forse anche 10.000 abitanti". E ancora "... Passirano si sta connotando come un territorio a costante crescita demografica artificiosamente indotta dalle migrazioni esterne".

Se questo è lo scenario, quali sono le risposte fornite dal PGT 2008? In primis, nuove espansioni residenziali (ben inteso, previste solo per far fronte a richieste ... non documentate) che, in realtà, acuiranno i problemi di una crescita demografica non endogena. In secondo luogo, si ipotizza la costruzione di un faraonico polo scolastico, pensato per far fronte ad una popolazione scolastica ... in costante diminuzione, che verrebbe realizzato dopo aver speso alcuni miliardi di lire nei precedenti 7-8 anni poprio per risolvere definitivamente (così ci era stato detto) i problemi di edilizia scolastica. Per il momento, meglio fermarsi qui. A presto.



sabato 6 dicembre 2008

Un Paese in ginocchio

«Metà delle famiglie a rischio default». Insolvenze e impossibilità a far fronte a debiti e mutui: il Censis «fotografa» un Paese in ginocchio. Articolo tratto dal sito del Corriere della Sera.


La crisi finanziaria mette «potenzialmente in pericolo» una famiglia italiana su due: sono quasi 12 milioni, il 48,8% del totale, le famiglie che «denunciano un concreto rischio di default». È quanto emerge dal 42esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, che evidenzia anche come sette italiani su dieci pensi che «il terremoto nei mercati possa ripercuotersi direttamente sulla propria vita». A determinare il rischio concorrono «investimenti in prodotti rischiosi», mutui, credito al consumo e assenza di risparmio accumulato.


Investimenti e mutui - Tra le famiglie «potenzialmente in pericolo, che denunciano un concreto rischio di default», il Censis indica prima di tutto i 2,8 milioni di famiglie (pari all'11,8% del totale) che hanno investimenti in prodotti rischiosi, come azioni o quote di Fondi comuni: di queste, 1,7 milioni (circa il 7,1% delle famiglie italiane) vi hanno collocato più della metà dei propri risparmi. Ci sono poi i quasi 2 milioni di famiglie (l'8,2% del totale) impegnate nel pagamento del mutuo dell'abitazione in cui vivono: di queste, sono quasi 250 mila (l'1%) quelle che dichiarano di non riuscire a rispettare le scadenze di pagamento o che hanno avuto molte difficoltà nel pagare le rate. Vanno poi aggiunti i 3,1 milioni di famiglie (il 12,8%) che risultano indebitate per l'acquisto di beni al consumo: di queste, 971 mila (il 4% del totale) hanno un debito superiore al 30% del reddito annuo famigliare. Infine 3 milioni e 873 mila famiglie (il 16% del totale) non posseggono un risparmio accumulato in alcuna forma e «potrebbero trovarsi - afferma il Censis - nella condizione di non saper fronteggiare eventuali spese impreviste o forti rincari di beni di primaria necessità».


Timori per il futuro - Il Censis evidenzia anche la preoccupazione delle famiglie di fronte alla crisi: interpellati ad ottobre 2008, il 71,7% degli italiani pensa che il terremoto in corso possa avere delle ripercussioni dirette sulla propria vita, mentre solo il 28,3% dichiara di poterne uscire indenne: «una sensazione che colpisce trasversalmente» giovani e anziani, uomini e donne, al nord come al sud, secondo il Censis, «ma che risulta più profondamente avvertita da quei segmenti già duramente messi alla prova in questi ultimi anni come le famiglie a basso reddito e con figli» (è preoccupato l'81,3% delle famiglie con livello economico basso, contro il 66,2% delle famiglie con livello medio).


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lunedì 1 dicembre 2008

Franciacorta, terra di cave?

Di seguito riportiamo il testo di una mail inviataci dal Consigliere Comunale di Rovato, sig. Angelo Bergomi.


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Portiamo a conoscenza di un'iniziativa del Comitato Anticava di Rovato e del Gruppo Tutela Ambiente che si terrà a Rovato venerdì 5/12/2008 alle ore 20.30. Si parlerà di cave e discariche, in particolare della cava Bonfadina della cava Macogna.

Ci sarà l'occasione di capire dai relatori anche a che punto siamo con la proposta del vincolo ambientale sulla Franciacorta. Soprattutto questo ultimo tema credo possa essere di vostro interesse. Chiediamo la cortesia di dare notizia anche sul vostro portale. In allegato il comunicato stampa e il volantino della manifestazione. Ovviamente se qualcuno del vostro gruppo potesse essere presente sarebbe presenza gradita.

Grazie. Angelo Bergomi. Consigliere comunale di Rovato, con delega alle attività estrattive.




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giovedì 30 ottobre 2008

Tra il dire e il fare ....

Di seguito riportiamo il testo della lettera - protocollata nei giorni scorsi presso il Comune di Passirano - indirizzata al Segretario Comunale e al Difensore Civico, e trasmessa per conoscenza a Sindaco, Assessori, Consiglieri Comunali, componenti dell'Osservatorio Ambiente e Territorio, Estensori degli strumenti di Piano, e Ufficio Tecnico.





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“…la Legge della Regione Lombardia 12/2005 ha incardinato tutto il processo di costruzione del Piano di Governo del Territorio sulla partecipazione, prevedendo la possibile integrazione dei contenuti da parte dei privati, la partecipazione diffusa dei cittadini e delle associazioni, la pubblicità e la trasparenza delle attività che conducono alla formazione degli strumenti di piano”. Così recita la proposizione 2.3 della sintesi non tecnica del PGT che alcuni componenti del nostro Comitato hanno visionato la scorsa settimana presso l'Ufficio Tecnico. Negli eleborati di VAS l'estensore dichiara e ripete più volte che il documento "è stato depositato e reso pubblico anche tramite web".



Con la presente intendiamo segnalarVi che, contrariamente a quanto affermato, il documento di VAS non è mai stato pubblicato sul sito internet del Comune. Ne consegue che, secondo la nostra interpretazione, l'obiettivo di trasparenza e pubblicità delle attività di formazione del Piano, previste dalla Legge Regionale 12/2005, non può dirsi garantito. Tanto più se si considerano le oggettive difficoltà di accesso agli atti, che per essere (solo parzialmente) visionati, hanno costretto i (pochi fortunati) cittadini a recarsi presso l'Ufficio Tecnico in giornate ed orari prestabiliti, e comunque non di sabato. Nel ricordare, inoltre, che durante gli incontri pubblici di presentazione della Tavola Strategica e del Documento di Piano l'Amministrazione comunale aveva assicurato la massima diffusione dei documenti del PGT, facciamo presente che i cittadini non hanno nemmeno potuto acquisire dall'Amministrazione copia digitale, ancorché parziale, degli elaborati cartacei.



Tutto ciò premesso, chiediamo il Vostro intervento affinché:
1)venga messa a disposizione dei cittadini attraverso la pubblicazione su web, o tramite supporti digitali liberamente consultabili a domicilio, la documentazione relativa alla formazione degli strumenti di Piano;
2)la seduta del Consiglio Comunale, che dovrà eventualmente adottare il PGT, sia prevista almeno 30 giorni dopo la data di pubblicazione sul sito internet dei documenti citati.


Ringraziando per l'attenzione che vorrete riservare alla presente, porgiamo cordiali saluti.





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martedì 28 ottobre 2008

L'elemosina e il diritto

Di seguito riportiamo il testo del volantino che stiamo distribuendo ai cittadini in questi giorni.



Ancora una volta si sta ripetendo quel che è già successo con il Piano Paesistico. L’argomento resta sempre lo stesso: la mancanza di pubblicità, di trasparenza e la scarsa partecipazione dei cittadini di Passirano, mai seriamente coinvolti nella gestione del territorio in cui vivono. E questo sta accadendo nonostante il Piano di Governo del Territorio di Passirano (per capirci, è l’ex Piano Regolatore Generale) confermi che “…la Legge della Regione Lombardia 12/2005 ha incardinato tutto il processo di costruzione del Piano di Governo del Territorio sulla partecipazione, prevedendo la possibile integrazione dei contenuti da parte dei privati, la partecipazione diffusa dei cittadini e delle associazioni, la pubblicità e la trasparenza delle attività che conducono alla formazione degli strumenti di piano”. In coerenza con le disposizioni di quella Legge Regionale, il documento della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) di Passirano (che deve verificare la compatibilità e la sostenibilità ambientale del nostro territorio con lo sviluppo previsto negli anni a venire), non poteva far altro che regolamentare e garantire ai cittadini “specifici momenti di partecipazione”.

Ma quali sono le modalità previste dall’Amministrazione Comunale di Passirano per conseguire l’obiettivo di pubblicità e trasparenza degli atti del PGT? La risposta è scritta nel documento della VAS, ed è molto chiara: sul sito internet del Comune verranno pubblicate tutte le fasi di analisi della situazione ambientale di Passirano.


Ma al di là delle belle parole e delle nobili dichiarazioni d’intenti, in realtà nessun cittadino di Passirano sa come si siano svolte, chi abbia partecipato e quali siano i risultati delle conferenze sul nostro ambiente. E questo perché, inspiegabilmente, i documenti della VAS non sono mai stati pubblicati sul sito internet del Comune di Passirano!


Detto questo, bisogna rilevare che i nostri Amministratori, oltre a non mantenere le promesse di pubblicità e trasparenza degli atti, non hanno organizzato un solo incontro pubblico per illustrare lo stato dell’ambiente in cui viviamo. In altri termini, i politici locali ritengono che i cittadini di Passirano non siano interessati a conoscere i dati che riguardano qualità dell’acqua, rete idrica, consumo di suolo, livello di inquinamento, situazione delle discariche, gestione dei rifiuti, situazione della rete fognaria, dinamica demografica, densità abitativa, problemi del traffico, qualità della vita, salute dei cittadini.

Ritenendo che questo modo di gestire la “cosa pubblica” sia piuttosto deprecabile, abbiamo interessato il Segretario Comunale e il Difensore Civico di Passirano, perché verifichino – prima che il PGT vada in Consiglio Comunale - se siano state effettivamente rispettate e garantite le norme sulla trasparenza e sulla pubblicità degli atti di formazione del Piano di Governo del Territorio.

A questo punto una breve parentesi per far notare che neppure l’Osservatorio Ambiente e Territorio di Passirano è stato coinvolto nella stesura della VAS e del PGT. Che dire? Siamo sicuramente di fronte ad uno stravagante caso di paradosso democratico (o di democrazia paradossale?). Perchè prima d’ora non era mai successo che un Osservatorio sull’Ambiente e il Territorio non si fosse occupato di … ambiente e territorio!

Una situazione incomprensibile, ma fino a un certo punto. Perché l’esclusione dal PGT dell’Osservatorio Territorio e Ambiente in realtà nasconde un preciso messaggio politico da parte di questa Amministrazione: la gestione del territorio, patrimonio di tutti, deve continuare a rimanere nelle mani di pochi “addetti ai lavori”.

Ma chi sono gli “addetti ai lavori”? Ovviamente sono le figure dotate di sensibilità paesistica, che fecero improvvisamente la loro comparsa qualche mese fa, nel momento in cui si iniziò a parlare di Piano Paesistico. Nessuno sa bene chi siano, dove vivano, chi frequentino, ma quelle stesse figure, oltre che paesisticamente sensibili, probabilmente sono dei veri fenomeni anche in materia ambientale ed urbanistica. Questo spiegherebbe perché, senza mai interpellare i cittadini, il ristretto club degli addetti ai lavori sta lavorando da mesi in splendida solitudine per decidere il futuro del nostro territorio.


Concludiamo augurandoci che questa Amministrazione, prima che venga adottato in Consiglio Comunale, voglia finalmente illustrare alla popolazione il proprio progetto di PGT, e si decida a rendere pubblici tutti gli elaborati che lo compongono. Un atto dovuto, come abbiamo visto, ma che adesso si rende ancor più necessario, perché il cittadino di Passirano é davvero stanco di continuare ad elemosinare quel che gli spetta di diritto.
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venerdì 1 agosto 2008

Passirano: c'è bisogno di un PGT moderno, costruito "su misura"

Prima delle ferie, proponiamo un ultimo post che riporta il testo del documento inviato, a giugno 2008, dal Comitato di Monterotondo all'Ufficio Tecnico di Passirano, e per conoscenza a tutti i Consiglieri Comunali.
Il documento è stato predisposto a seguito dell'avvio della procedura di consultazione delle parti sociali ed economiche, così come previsto dalla normativa che regolamenta la stesura dei Piani di Governo del Territorio (PGT) comunali.




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1 – La “follia cementizia”

In Italia stiamo assistendo al più lungo ed espansivo ciclo edilizio dal dopoguerra ad oggi. I grandi problemi legati a questa follia cementizia (inquinamento, compromissione ambientale, distruzione del paesaggio, perdita di qualità della vita) non possono continuare ad essere sottovalutati, o peggio ignorati, da chi è istituzionalmente chiamato a tutelare e difendere il bene comune. Per cercare di convincere anche i più scettici che queste affermazioni non derivano da stravaganti ideologie, ma sono semplicemente vere ed ampiamente condivise, questo nostro documento sul Piano di Governo del Territorio di Passirano sarà arricchito da numerosi contributi, provenienti da diverse fonti.



2 – Un territorio sempre più compromesso
Stralcio dell'intervento del dr. Erbani in occasione del V° Premio Cederna della Provincia di Roma, tenutosi a Roma il 30 maggio 2007.
Perché si costruisce tanto, e per chi? Il meccanismo che regola questa trasformazione devastante è di diversa natura.
- Culturale: l'Italia è un paese in cui la consapevolezza della qualità del proprio patrimonio non è adeguata all'entità e alle valenze dello stesso.
- Economica: in Italia la rendita pesa moltissimo, e la rendita fondiaria e immobiliare, in particolare, assorbono tante risorse che altrimenti sarebbero destinate a un più corretto sviluppo;
- Politica: una buona parte della politica non intende né progettare né regolare l'assetto di un territorio, è come inibita dalla forza che esprimono il mondo dell'edilizia e della rendita e si adegua ai suoi desideri, convinta che nel possesso di un suolo sia in qualche modo iscritta la possibilità di una sua trasformazione in senso cementizio e che questa possibilità vada al massimo contrattata, mitigata, ma non condizionata dalla tutela di interessi generali.


Articolo di Repubblica del 20 giugno 2007
I numeri sono impressionanti. Nell´ultimo decennio sono stati costruiti in Italia oltre 3 milioni 231 mila appartamenti. 331 mila nel solo 2006, 30 mila dei quali abusivi. [...] Un paesaggio che sta per essere stravolto da un’occupazione di suoli senza paragoni nella storia. Il patrimonio di bellezza, fatto di natura e arte, di genio urbanistico e architettonico, rischia di rimanere isolato in un mare di case, stabilimenti industriali, infrastrutture senza nessun criterio basati su un´idea vecchia e sbagliata di sviluppo. Secondo Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme (autorevole centro studi sull´edilizia), ogni italiano ha sulle spalle un carico di 53 metri cubi di cemento.

Articolo del Giornale di Brescia del 19 marzo 2008
I dati del Politecnico di Milano classificano la terra bresciana come la più urbanizzata in Lombardia. […] Brescia che annualmente consuma 37 ettari di suolo, è la provincia più “sciupasuoli” della Lombardia. Un primato che Brescia si è conquistata mangiandosi, ogni anno, dal 1999 al 2004, un'estensione di terreno pari a 1.858 campi di calcio.



3 – La “questione” paesaggio
La necessità che il nuovo PGT abbia come obiettivo prioritario l’attenta e costante tutela del paesaggio è fin troppo evidente. Come dimenticare, infatti, il forte messaggio politico che centinaia di cittadini hanno indirizzato a questa Amministrazione in occasione del Piano Paesistico Comunale? Ad abundantiam, ma proprio per voler ribadire i concetti che abbiamo sostenuto nei mesi scorsi, riportiamo alcuni articoli di quotidiani che pure non appartengono a pericolose e rivoluzionarie aree massimaliste, non sono schierati con il partito del no (ammesso che un partito del genere sia mai esistito), e non risultano iscritti nel registro dell’ambientalismo militante duro e puro.

Articolo de Il Sole 24Ore del 24 novembre 2007
L'urbanista Pier Luigi Cervellati in un'intervista rilasciata in questi giorni ha dichiarato che “urbanisti e architetti non hanno mai perso la battaglia culturale sul paesaggio, perché non l'hanno mai combattuta veramente. Noi architetti e urbanisti, siamo tutti responsabili non solo dello scempio del paesaggio agrario italiano, ma anche di quanto avviene nei centri storici.”

Articolo di Repubblica del 28 gennaio 2008
A chi appartiene il paesaggio? Chi è il legittimo "proprietario" del territorio, cioè di quel patrimonio costituito nel tempo dalla natura e dalla storia? Le popolazioni che lo abitano oppure l´intera nazione? Di fronte allo scempio del Belpaese, consumato dalla distruzione dell´ambiente, dalla cementificazione selvaggia, dagli abusi edilizi, dall´inquinamento dell´aria e dell´acqua, la tutela del paesaggio assume un valore culturale determinante per la difesa della nostra identità collettiva.

Articolo del Giornale di Brescia del 12 febbario 2008
Il paesaggio non è un bene rinnovabile, e non sempre viene gestito in modo adeguato. Non siamo all'interessamento del Wwf - per la serie, salviamo le specie in estinzione - ma ad un livello alto d'attenzione, quello sì. L'«animale» che va scomparendo - e non occorre imbracciare la bandiera dell'ambientalismo militante per denunciarlo - è il territorio, la nostra terra bresciana.

Articolo del Corriere della Sera del 6 giugno 2008
Prima di tutto ci deve essere il rispetto della «preesistenza ambientale», espressione tecnicamente assai dotta per definire un'architettura in armonia con il paesaggio, soprattutto con quello italiano, un patrimonio unico, di fatto il nostro vero petrolio, la nostra più grande ricchezza. Per buona parte del dopoguerra abbiamo costruito in modo irrazionale, consumando il territorio come se fosse un bene riproducibile, come se fossimo capaci di ricrearlo a nostro piacimento.


4 – Governare un territorio non significa svenderlo
Il vorticoso sviluppo edilizio che ha stravolto in questi ultimi decenni il paesaggio della Franciacorta ha portato nei nostri Comuni un aumento medio degli abitanti del 44%. La notizia, già di per sé preoccupante, diventa quasi incredibile se si considera che, nello stesso periodo temporale, l’incremento del consumo di suolo ha raggiunto il 1.000%.

Questi numeri non sono frutto dell’immaginazione di qualche ambientalista dell’ultima ora, ma sono il risultato di uno studio che la Fondazione Cogeme ha commissionato al prof. Tira dell’Università di Brescia. Una prima considerazione su queste cifre: l’incremento del numero degli abitanti (+44%) non è certo generato dallo sviluppo demografico endogeno. Seconda considerazione: l’utilizzo di suolo (+1.000%), a sua volta, ha avuto uno sviluppo talmente imponente che non è neppur lontanamente correlato all’andamento dei residenti, di per sé già elevatissimo.

Ma come si è determinata questa situazione? Dobbiamo dire grazie all’interessamento di chi ha caparbiamente insistito con Piani Regolatori Generali (regolatori, o regalatori?) che hanno portato Passirano ad occupare le prime posizioni nella “speciale” classifica dei Comuni che hanno consumato più suolo. Insieme a Rodengo Saiano e a Ospitaletto, tanto per fare due esempi. Da notare, oltre tutto, che questa bulimia edilizia non ha portato alcun vantaggio in termini di prezzi: le praterie gentilmente concesse dai PRG alla speculazione edilizia, infatti, non solo non sono riuscite a calmierarli, ma addirittura hanno sortito l’effetto contrario.

Il paradosso “più aree nei PRG, uguale prezzi più elevati” aiuta però a focalizzare un primo importante aspetto: qualcuno tenta ostinatamente di darla a bere, ma è ormai evidente che i PGT non possono funzionare come stabiliz­zatori dei prezzi del settore immobiliare.

Articolo di BresciaOggi del 12 giugno 2008
Il convegno sul contenimento urbano […] conclusosi venerdì pomeriggio a Provaglio in Franciacorta, ha rilevato una situazione che impone una gestione rigorosa dell’uso del suolo. Nel dopoguerra il fenomeno ha accompagnato la crescita demografica con colate di cemento senza regole per rispondere a un solo bisogno. Negli ultimi anni, la pressione demografica è svanita, ma la cementificazione, spinta dal mercato, ha avuto una fortissima accelerazione.

E allora attenzione a chi, nonostante la generale riduzione della pressione demografica, nel PGT continua a predicare “… potenziamenti dello stock edilizio esistente” (cfr. pag 8 del Documento di Piano di Passirano). Prendiamo atto che i nostri Amministratori comunali ci stanno dicendo l’esatto contrario di quel che sostengono i ricercatori del progetto europeo “Gestione urbanistica delle dinamiche urbane” (cfr. il convegno sul Contenimento Urbano tenutosi a Brescia a maggio 2008). Tuttavia, questa diversa visione sull’evoluzione demografica non può che far sorgere qualche perplessità… Perplessità che, in attesa di essere smentite, consigliano una ferma opposizione a tutte le richieste di nuove edificazioni non veramente rivenienti da reali esigenze di natura endogena. Esigenze che dovranno essere supportate e confermate da informazioni di tipo demografico che non si limitino soltanto ad illustrare la crescita di popolazione negli anni scorsi - come fa il Documento di Piano del PGT di Passirano (cfr. pagina 19 e seguenti) - ma che offrano indicazioni sul prevedibile sviluppo della pololazione a 10, 20 e 30 anni.

Ma a proposito, di quanto è cresciuta la popolazione di Passirano dal 1971 al 10.2007? Il Documento di Piano, probabilmente per pudore, cita i dati al fino al 2006, e non li esprime in percentuale. In ogni caso gli abitanti sono passati da 4.412 a 6.907 (fonte Istat), il che significa un incremento di quasi il 60%. Una crescita enorme e abnorme, che certamente non potrà più essere replicata in anni futuri. Questa non è un’affermazione gratuita, ma è quanto afferma l’Istat nella “Previsione della Popolazione per la Lombardia”, che prevede una riduzione di quasi il 25% della popolazione tra 0 e 50 anni nel periodo compreso tra il 2009 e il 2039.

Una breve digressione sulla situazione di Monterotondo (che, per inciso, ha avuto un incremento di abitanti del 50% negli ultimi 20 anni). Visto il particolare contesto, siamo convinti che a Monterotondo ci sia ancor meno bisogno di nuove aree di espansione. Anche perché nella zona del Bettolino, sia pure sul territorio del Comune di Cortefranca, sorgeranno a breve una quarantina di nuovi appartamenti, che porteranno un centinaio di nuovi abitanti a gravitare sul nostro paese.

Tornando a valutazioni di carattere più generale, quel che si deve evitare è che Passirano si traformi in Rodengo Saiano 2, comune che invece punta apertamente a raggiungere i 15.000 abitanti. I nostri amministratori devono sapere che questo tipo di incremento demografico fine a se stesso - che si cerca ancora di contrabbandare quale lusinghiero risultato prodotto da lungimiranti politiche di crescita e di sviluppo economico - non appartiene alla nostra cultura. Perchè i cittadini di Passirano si augurano di vivere in un ambiente a misura d’uomo. Ecco un’altra ragione per la quale non possiamo permet­terci di ripetere gli errori già commessi con i vecchi PRG: il rischio che si corre è di trasformare definitiva­mente il nostro paese in un’anonima periferia, in un non luogo, in un paese-dormitorio.

Altra questione. L’Italia, insieme ai tutti i paesi del mondo occidentale, sta attraversando una delle più gravi crisi del settore immobiliare degli ultimi decenni. Probabilmente una crisi di natura strutturale, che sta colpendo anche a casa nostra: lo testimoniano concretamente le centinaia di immobili invenduti a Rodengo Saiano, Ospitaletto, Travagliato, Rovato, ecc. e, natural­mente, a Passirano. In attesa di vedere se, e come, potrà risolversi questa crisi, tutti - e qui ci vogliamo rivolgere in particolare a tecnici, costruttori e immobiliaristi – dobbiamo ammettere che a Passirano, in questi anni, si è costruito troppo, male e molto, molto di più rispetto alle reali esigenze abitative. Difficile negare questa affermazione, e altrettanto difficile negare che quando si favorisce la speculazione, non si possono tutelare gli interessi di carattere generale.

A proposito di bene comune e interessi generali, pare di poter dire che, nonostante la valanga di oneri di urbanizzazione introitati in questi anni, lo standard generale di vita dei cittadini di Passirano non sia migliorato.

Forse perché:
a)centinaia di migliaia di euro sono stati spesi per il faraonico centro sportivo, con annessi sterminati parcheggi (perennemente deserti), appartamento del custode (desolatamente vuoto), tribune con tettoia visibile da chilometri di distanza, che mediamente ripara non più di 10-20 disincantati spettatori delle partite di calcio;

b)centinaia di migliaia di euro sono finiti in un monumentale palazzetto dello sport, sovradimensionato rispetto alle esigenze delle attività sportive che vi si svolgono, ma che, tanto per gradire, ha costi di gestione elevatissimi;

c)centinaia di migliaia di euro sono stati inghiottiti dall’ex casa del fascio, vicenda sulla quale stendiamo un pietoso velo.

Ma erano proprio questi gli interventi che i cittadini-contribuenti di Passirano si aspettavano di veder realizzati? Valeva la pena cedere consistenti aree alla speculazione edilizia per ottenere in cambio questi “servizi”? Si conferma così, qualora ce ne fosse bisogno, quanto possa essere umiliante dover assistere alla distruzione di un territorio di rilevante pregio ambientale-paesistico per fare cassa. Ma lo è, a maggior ragione, quando si dubita che chi ha compromesso la nostra storia, la nostra cultura, le nostre tradizioni non abbia neppure utilizzato al meglio le risorse che ne sono derivate.

Questa vicenda aiuta a capire che il territorio non può es­sere svenduto come si fa con i gioielli di famiglia, nel mo­mento in cui la situazione finanziaria diventa complicata. Perché di questo passo, tra 15-20 anni (ovvero 2-3 PGT), la speculazione edilizia non avrà comunque soddisfatto la propria bramosia cementizia, qualche Amministratore continuerà imperterrito a farsi incantare dalle sirene dell’infinito incremento demografico, Passirano conterà 15.000 abitanti o più, e i gioielli di famiglia saranno stati tutti venduti. Una visione troppo pessimistica? No, se non smettiamo subito di darci la zappa sui piedi.

Altra questione importante. Finiamola di contrabbandare l’anacronistica idea che i PGT possono determinare crescita e sviluppo economico. Smettiamola di sostenere che concedere nuove aree produttive basti a sconfiggere il pendolarismo a cui sono costretti lavoratori occupati in comuni limitrofi (sembra incredibile ma c’è davvero qualcuno che, nel 2008, avalla questa teoria ottocentesca!). Visto il contesto globale in cui operano oggi le imprese, tutti sanno che neppure iniziative promosse (e finanziate!) da enti di area vasta sono in grado di garantire crescita economica certa e stabile. Ecco perché non basta colorare di rosso qualche zona della Tavola Strategica del PGT per creare ricchezza. Se fosse facile tanto quanto il nostro PGT lascia supporre, in questi anni nessuna industria bresciana avrebbe trasferito i propri impianti industriali nei paesi dell’est Europa. O addirittura in Cina e India.

Non esiste più (se mai è esistita) una diretta correlazione tra numero di metri quadrati di aree artigianali/industriali inserite nel PGT, e benessere economico dei residenti. Stiamo parlando di un mito nato nel periodo del boom economico, ormai abbondantemente superato.

Ma se tutte queste affermazioni sono fondate, come mai nel 2008 ci ritroviamo con un PGT “aggrappato” a logiche da anni sessanta? Ecco alcune ipotesi:
a)qualche Amministratore che ha lavorato ai vecchi Piani Regolatori Generali è tuttora presente nella maggioranza;
b)i “nuovi” Amministratori hanno convintamene abbracciato la tradizione e l’ortodossia di chi li ha formati;
c)più probabilmente chi ha voluto questo PGT non ha il coraggio delle proprie (poche) idee.

Se quel coraggio venisse fuori, bisognerebbe ammettere che anche questo - come tutti i precedenti PRG - è un PGT studiato solo per fare soldi. Ma ovviamente non si può dire. Perchè c’è il rischio che gli elet­tori non siano affatto dell’idea di compromettere ulteriormente la vivibilità del loro territorio, in cambio di opere pubbliche di dubbia utilità. E potrebbero esigere, da subito, che si inizi una più rigorosa ge­stione delle risorse pubbliche.

Le considerazioni precedenti portano davvero a pensare che il PGT di Passirano potrà definirsi tale solo se non consen­tirà la trasformazione di altre decine di migliaia di metri quadrati di aree. Governare un territorio come il nostro non significa cementificarlo, ma al contrario significa tu­telarlo, salvaguardarlo, gestirlo oculatamente.

E non siamo certo noi a scoprire che la Franciacorta non è un luogo banale. A ribadirlo, anche recentemente, è stato il Sovrintendente ai Beni Architettonici e al Paesaggio, arch. Rinaldi, che ha dichiarato di voler sottoporre ad alcuni comuni della Franciacorta, tra cui Passirano, il progetto per la realizzazione di un parco agrario. Ma della posizione espressa dal Sovrintendente il PGT di Passirano non fa alcun riferimento (eppure a quell’incontro i nostri Amministratori erano presenti), e men che meno prende in considerazione la proposta del parco agrario. Il nostro PGT - pur dilungandosi per pagine e pagine sulla rilevanza ambientale-paesaggistica del nostro territorio – nel concreto non propone nulla di nuovo.

Perchè a proposito di concretezza, ci si aspettava che con il nuovo PGT il Comune proponesse alla Regione la dichiarazione di “notevole interesse pubblico” di alcune zone particolarmente pregiate del nostro territorio, con previsione di vincolo paesaggistico sulle aree interessate (ricordiamo che proprio in questi giorni Erbusco ha ottenuto dalla Giunta Regionale parere favorevole a questo tipo di richiesta). Il PGT, invece, si preoccupa solo di ulteriori bisogni abitativi (una teoria che non dimostra…), e continua a predicare che “ci sono indiscutibili esigenze di potenziamento dello stock edilizio esistente” (cfr. pagina 8 del Documento di Piano). Esigenze indiscutibili? Parliamone invece, e in maniera molto approfondita! Perché dietro queste granitiche certezze si nasconde proprio quel che si sospetta: la voglia di avere “soldi facili”. Che potrebbero servire per il polo scolastico (l’ennesimo progetto faraonico), da realizzare contro ogni logica, considerato che l’Istat ipotizza riduzioni percentuali a doppia cifra della popolazione più giovane nei prossimi 15-20 anni.

Articolo di Repubblica del 21 novembre 2007
Quel che suscita allarme, ben oltre i singoli casi, è la delega affidata in ultima istanza ai Comuni in merito alla difesa del paesaggio. Così, con una risibile interpretazione della «democrazia partecipativa», non solo si è abrogato l'art.9 della Costituzione secondo cui «la Repubblica tutela il paesaggio» (non certo i comuni), ma si è innescato un diffuso conflitto d'interessi: gli enti locali, sempre a corto di mezzi, sono invogliati a introiti aggiuntivi, attraverso concessioni edilizie, spese di urbanizzazione, ecc. tanto più che hanno ottenuto di usarli come spesa corrente, cosa che la vecchia legge Bucalossi vietava. Una pratica che può invogliare in qualche caso anche a finanziamenti illeciti, di partito o personali. Oggi in Europa l'icona delle ciminiere e degli opifici è, invece, resa sbiadita dalla globalizzazione. Le fabbriche del mondo saranno sempre più in Cina, in India, in Indonesia, in Brasile. In Occidente subentrerà, per chi saprà raccogliere la sfida, l'impresa immateriale, tecnologica, informatizzata. In questo quadro l'Italia possiede un solo bene insostituibile, non scalfibile dalla concorrenza, il territorio. Ogni ettaro distrutto è una picconata contro noi stessi. Chi non lo capisce si comporta come i talebani che fecero saltare i Buddha di Bamyan in nome dell'islamismo puro e duro.

Articolo del Giornale di Brescia del 23 febbario 2008
La risposta alla crisi della passata e presente esperienza pianificatoria non può consistere nel cieco affidamento alla forza propulsiva delle dinamiche economico-sociali, poiché appare troppo grave il pericolo che l'esito di una siffatta abdicazione della pianificazione regolamentata possa segnare l'affermazione tecnocratica sul territorio dei soli interessi di potentati pubblici e privati. […] Nella «nuova idea della pianificazione che avanza» l'assegnazione della capacità edificatoria ad opera del PGT (e dei suoi piani attuativi) rischia di essere condizionata più dalle pressanti esigenze finanziarie comunali che dall'obiettivo riconoscimento della vocazione urbanistica di determinate porzioni del territorio.

Articolo del Giornale di Brescia del 1° maggio 2008
Lo sviluppo è necessario, ma va «ripensato a fondo»: agli indicatori economici vanno affiancati altri criteri di valutazione, parametri relativi alla qualità della vita e al benessere sociale. Nel rischio di esaurire e intaccare preziose risorse e delicati equilibri, occorre attenersi a un prudente principio di precauzione e valutare sempre i possibili impatti su tempi lunghi anche per rispetto e tutela delle future generazioni. Scienze della natura, scienze economiche e scienze umane sono chiamate ad affrontare insieme queste sfide impegnative.



5 – Uno sguardo oltre l’orticello
A Londra negli ultimi dieci anni non si è consumato un solo metro quadrato delle green belts, delle cinture verdi. Di più, nel 2001 Tony Blair ha approntato una legge che prescrive che soltanto il 30% cento delle nuove edificazioni possa sorgere su aree libere, ex agricole, mentre il 70% per cento deve sorgere su aree già costruite o su ex aree industriali. Sempre a Londra si propone di concentrare il 100% dell’edilizia nuova nelle brown belts, cioè nelle aree già edificate.

In Germania la stessa Angela Merkel, quando nel 1998 era ministro dell’Ambiente, ha varato una legge che limita nei Laender il consumo di suolo a 30 ettari al giorno, cioè a meno di 10.000 ettari l’anno. Un sogno per noi che ne consumiamo più di 244 mila! E la Merkel non è certo una massimalista ...



6 – Il bene comune necessita di PGT di contenimento
Riportiamo ora un altro dei passaggi cruciali dell’intervento dell'arch. Luca Rinaldi, Sovrintendente ai Beni architettonici e paesaggio, nel corso dell'incontro organizzato da Fondazione Cogeme, tenutosi a Iseo il 2 febbraio 2008: “… i Piani di Governo del Territorio (PGT) troppo spesso mostrano carenze preoccupanti, perché sono ancora concepiti come piani di sviluppo e non come piani di contenimento, in un'epoca in cui, però, è fin troppo chiaro che il consumo di suolo deve essere drasticamente ridotto se non arrestato completamente. Ci sono troppi PGT che vogliono ulteriore espansione edilizia anche su aree a vocazione turistica ed ambientale come quelle della Franciacorta, dimenticando, ad esempio, le possibilità offerte dal recupero dell'edificato esistente.”

Articolo del Giornale di Brescia del 3 giugno 2008
E’ dei giorni scorsi una nota inviata ai Comuni dalla Sovrintendenza. In riferimento alla stesura della VAS, uno dei documenti che concorrono a formare il PGT, viene suggerita la seguente indicazione di metodo: la tutela storica e ambientale deve prevalere sulla pianificazione urbanistica.

Giornale Brescia del 1 aprile 2008
Partiamo dai prossimi PGT consapevoli che le comunità locali hanno esigenze a cui va data risposta. Queste risposte, però, vanno pianificate a partire dai bisogni reali dei cittadini, e non dalle spinte speculative, che spesso servono anche ai Comuni per fare cassa. In questo modo, ogni consumo di suolo avverrà dopo attenta riflessione, con la piena coscienza del gesto che si compie. Ne consumeremo meno e lo consumeremo meglio, tenendo conto delle generazioni future e della qualità della nostra stessa vita attuale.



7 - Le nostre proposte operative
Elenchiamo di seguito, sia pure in maniera schematica, alcune proposte operative:
a)potenziamento dell’informazione e della partecipazione dei cittadini, che deve iniziare già da questa fase e protrarsi per l’intero periodo di sviluppo della VAS e del PGT;

b)censimento delle superfici attualmente inutilizzate di immobili ad uso artigianale/industriale;

c)censimento delle superfici degli alloggi vuoti o invenduti;

d)censimento delle volumetrie realizzabili sulle aree di completamento già previste dal PRG in vigore, che ad oggi risultano ancora non edificate;

e)approfondita analisi dell’evoluzione demografica a 10, 20 e 30 anni, considerato che l’Istat prevede a livello regionale, nel periodo 2009-2039, un decremento degli abitanti d’età compresa da 0 a 50 anni di circa il 25%;

f)controllo delle edificazioni di grosse volumetrie (agriturismo, cantine, ecc.) in zone di pregio paesistico/ambientale, soprattutto se la richiesta di costruire interessasse posizioni collinari dominanti. A questo proposito il PGT dovrà identificare ed individuare zone totalmente inedificabili. L’inedificabilità diventerà regola, e sarà automaticamente applicata, oltre una certa quota;

g)valorizzazione e fruizione degli ambiti di rilevanza ambientale;

h)regolamentazione, tutela, salvaguardia e difesa delle aree agricole dalla diffusione residenziale;

i)recupero e restituzione alla fruizione pedonale e ciclabile delle strade comunali di campagna;

l)per Monterotondo: mantenere l'originalità del nostro sistema viario a misura del traffico locale e migliorarne la sicurezza, disincentivando con opportuni interventi mirati il traffico di attraversamento con una oculata politica di rinnovo dell'arredo urbano, senza deturpare il territorio con inopportune bretelle di scorrimento veloce.




8 – Un PGT che non ci appartiene

Come abbiamo visto, quello proposto dall’Amministrazione è un PGT vecchio stampo, che sembra appositamente costruito per fare soldi. E questo è il suo più grande difetto. Ma ne ha tanti altri, perché è figlio legittimo di una politica di basso profilo, a sua volta espressione di politici incapaci di essere direzione evoluta e guida moderna. E’ un PGT senza bussola, senza obiettivi, senza traguardi, che non ha una visione, che non ha una mission, che non si confronta con i profondi mutamenti in corso. E’ un PGT freddo, apatico, distaccato, che non coinvolge, che non emoziona, che non fa e non diffonde cultura del territorio.

Eppure ci sarebbe molto da dire in un momento di crisi energetiche, ambientali, climatiche, immobiliari, e (addirittura) alimentari, che potrebbero cambiare profondamente il nostro stile di vita. E invece nulla. Perché è un PGT sbiadito, timido, senza carattere, senza spina dorsale, senza coraggio e senza idee distintive. Un PGT anonimo, grigio, privo di slancio, che non sa immaginare scenari futuri, che non ha strategie, che rinuncia a progettare il domani. E’ un PGT nato vecchio, impacciato, goffamente appiattito su schemi mentali logori e superati.

E’ un PGT che vuole altre strade, parcheggi, velocità degli spostamenti individuali. Un PGT che sembra riprendere e riproporre, con un secolo di ritardo, il mito Futurista che esalta “la bellezza dell’automobile in corsa”. Un PGT che continua a credere nel sogno americano “anni sessanta” dell’auto come affermazione di indipendenza e di libertà. Un PGT che vuole “bretelle”, magari da costruire a solo 1 km di distanza dall’esistente tangenziale. Un PGT che spende centinaia di migliaia di euro per evitare ai pedoni di percorrere 100 metri a piedi, o per guadagnare 20, 30 secondi nel percorso quotidiano studio, lavoro, famiglia. Passirano, il paese costruito a misura d’auto: nessuno intende demonizzare l'automobile, ma una classe politica, in occasioni come queste, non può sottrarsi al dovere di ponderare e dar conto delle possibili alternative. Anche perché stiamo pagando il petrolio 140 $ al barile!

Un PGT miope, che si disinteressa e non si cura di quel che sta accadendo, che non interpreta i mutamenti in atto. Un PGT fuori dal mondo che non analizza, non esamina, non ricerca, non si preoccupa di fare sistema: e, infatti, il PGT non dice se e quali misure intende adottare per favorire la trasformazione in linea metropolitana della ferrovia Brescia-Iseo. E’ un PGT che ignora le sollecitazioni della Sovrintendenza, quasi fossero delle gratuite provocazioni, un PGT che si dimentica di tutelare concretamente (come ha fatto Erbusco) le tante zone di eccezionale valore paesistico. E’ un PGT che non si mette e non ci mette in gioco, che non porta novità, un PGT “provinciale”, autarchico, che ha la presunzione (sbagliata) di poter bastare a se stesso. E’ un PGT pre-elettorale, a cui forse si applicheranno le corrose regole del manuale Cencelli, un PGT che distribuisce senza troppo costrutto un po’ di case qui, un po’ di capannoni lì, una “bretella” di 80 metri là.

Ma soprattutto non è il nostro PGT. Perchè non ci appartiene e non ci rappresenta, non ci descrive e non ci raffigura. Questo è un PGT senz’anima, senza radici, che ignora il nostro passato, la nostra storia, la nostra identità, che si disinteressa delle nostre aspirazioni e del nostro futuro. Di più, è un PGT con qualche elaborato “clonato”. Se così non fosse, nella relazione allegata al Piano Paesistico non troveremmo una lunga digressione su specie arboree che a Passirano neppure esistono. Se così non fosse, il Documento di Piano, a pagina 104, non si preoccuperebbe del comune di … Salò! Il Comune gardesano forse ringrazierà per essere stato citato nel nostro Documento di Piano, ma sicuramente non concorrerà al pagamento dei tecnici che stanno lavorando al PGT di Passirano. Ne siamo certi: quel conto (a proposito, a quanto ammonta?) rimarrà totalmente a carico nostro.

In sintesi, siamo alle prese con un PGT senza personalità che non solo non può governare un territo­rio come il nostro, ma neppure un indistinto sobborgo della cintura milanese. Ecco perchè i cittadini di Passirano hanno il diritto di avere un PGT diverso rispetto a quello che l'Amministrazione ha progettato: un PGT su misura, e che guardi al futuro.